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How to configure access policies to Work Items on Azure DevOps

One of the strengths of Azure DevOps is that it’s very scalable. It can be configured to work for company of all sizes: from small teams of a few people, to a large enterprise with thousands of users.

When we work in complex environment we should follow the best practices to choose how to organize people and projects on our Azure DevOps Organization. This is a great piece of documentation to get started when we work in an enterprise scenario and I recommend reading it.

A general (but please double check if it is suitable for your environment) guideline is to work inside a single project and create many teams.

With this kind of setup is common that customers ask me to provide a way to limit visibility of work-items. This way only some people could access some work items. This is to provide better focus to teams, for example. But your project could have other needs to do this.

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Per una stringa di dollari

Ieri stavo scrivendo il milionesimo string.Format della mia vita per comporre del testo da assegnare a una label. Dico ad alta voce  mentre digito “string punto format” e un collega che è con noi da un mese mi guarda, mi fissa e mi fa: “Ma tu conosci le stringhe col dollaro?”. Lo guardo un po’ strano e dico di no. Allora viene alla mia scrivania e mi mostra qualcosa del tipo:

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Fantastico! Inoltre Visual Studio riconosce gli oggetti dentro le graffe in tutto e per tutto quindi anche nelle procedure di refactoring con F2. Il risultato è ovviamente questo:

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Quando qualcuno mi insegna qualcosa, anche di così piccolo, mi fa riflettere quanto un team eterogeneo che funziona si trasmetta le conoscenze, quanto la diversa formazione ed esperienza lavorativa ci porti al confronto continuo. Il risultato è grandioso.

Sulla costruzione di una squadra, ep. 1

-“Fissiamo già la prossima data!”

-“Sì sì sono d’accordo. Apriamo i calendari e decidiamo data e argomenti della prossima volta.”

L’entusiasmo era palpabile, persino quello dell’amministratore che si è prestato come moderatore nella nostra prima revisione tecnica. Non mi aspettavo un tale successo e invece la nostra prima attività vera di gruppo si è svolta alla grande.

La quotidianità stava per minare lo svolgersi di questo esperimento e farlo rimandare ma l’abbiamo scampata. Abbiamo scoperto quanto già in una prima e rudimentale versione di revisione di gruppo formale sia rapido lo scambio di conoscenze tecniche e di dominio del problema che si va ad analizzare. Quante cose ognuno di noi dia per scontate rispetto agli altri e viceversa. Quanto ci manchino linee guida, procedure e tecniche per rendere più snello il nostro lavoro e per renderlo il più coerente possibile all’interno della squadra.

Anche le persone stesse riservano grandi sorprese perché a fare il ruolo dell’autore è stata la persona che meno mi sarei aspettato ed è successo spontaneamente! Ha scelto autonomamente un pezzo di software da lui costruito e l’ha sottoposto all’esame della squadra senza alcun risentimento con la totale volontà di mettersi in gioco e crescere insieme.

 

Sulla costruzione di una squadra, prequel

In una stanza ci sono un fanboy Microsoft, uno Linux e due Apple.
La loro età media è di 25,75 anni. Ogni mattina si svegliano e cercano di battere i tasti e girare la rotellina del mouse più velocemente del giorno prima. Perché hanno voglia di fare, perché si sentono orgogliosi quando qualcosa funziona come dovrebbe e si sentono importanti a risolvere problemi dei clienti.

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L’entusiasmo è la strada giusta ma intuiscono che digitare velocemente non è tutto. Intuiscono che serve qualcosa per diventare una squadra migliore.

Ed è così che decidono insieme di iniziare un percorso per capire come essere più veloci dei bug che riempiono le caselle e-mail e fanno suonare il telefono.

Non hanno ancora iniziato, presto lo faranno: agosto con le sue ferie dilata i tempi ma settembre porta con se i nuovi inizi, i nuovi propositi (un po’ come quelli per l’anno nuovo). Li vedo già curiosi e desiderosi di capire cosa potranno diventare, di guardarsi indietro tra un anno e dire “quanta strada abbiamo fatto!”.